jueves, 26 de noviembre de 2009

Arzan

Pontífice pagano de la Armenia, que vivió a principios del siglo IV. Era dueño de cuatro villas en la provincia de Darón, y llevaba los fastuosos títulos de hijo del Sol, guardián de los templos de los dioses Kissané y Themetz. En su calidad de jefe del paganismo en Armenia quiso oponerse a la propagación del cristianismo, que había empezado a predicar san Gregorio el Iluminador, levantando un gran ejército de infieles; pero murió en un combate que sostuvo contra el príncipe An Kegdán en 302.

miércoles, 25 de noviembre de 2009

IL TERRITORIO DELL'ALTOPIANO ARMENO: INTERAZIONE TRA

LUOGO E ARCHITETTURA.

a cura di Arà Zarian

"L'architettura per noi armeni ha avuto un importante significato, come la scultura per il mondo ellenistico.
Tramite l'architettura è avvenuta la massima espressione spirituale della nostra nazione".
Costan Zarian.
Beyrouth, 1952

Per capire il destino che ha favorito la formazione di una delle culture più significative del grande Oriente Cristiano, _ una cultura molto particolare che ha tratto spunti dall'Oriente e dall'Occidente, ed è stata fortemente presente nella civiltà bizantina come in quella musulmana, creata e formulata attraverso linguaggi, simboli, filosofie, miti, _ è necessario osservare con attenzione e studiare il territorio , cioè la materia prima che ha favorito la formazione di "architetture naturali" che a loro volta hanno influenzato quelle create dall'intervento decisivo dell'uomo nell'antichità. Per comprendere qualsiasi cultura che abbia lasciato profondi segni e significativi valori umani e spirituali è indispensabile comprendere il rapporto stabilitosi con il territorio nei secoli, in circostanze geografiche e spaziali precise.
Per l'armeno antico le emergenze geografiche assumevano importante significato teofanico: perciò le montagne ben individuabili all'interno dell'ampio territorio di circa 300.000 kmq(1), hanno ricevuto nomi e significati attribuiti anticamente a divinità le cui
tradizioni sono state trasmesse(2) anche dopo la conversione dell'Armenia al
Cristianesimo.
La mitologia armena vuole che il biblico monte Ararat fosse il tempio eretto al Dio del
Tempo, la divinità dominante sull'altopiano, che decideva di tutti i movimenti naturali
che dovevano accadere ai piedi del maestoso monte (fig.1). Seguendo questa
"ierotesia", gli antichi armeni, come gli hittiti, i parti, i greci ed i romani, facevano
2
costruire le loro tombe dinastiche sulle cime dei monti più alti della Commagenia (Eski,
Kalè, Nemrut', Karakash).
In Armenia il culto delle altezze si mantiene durante il Cristianesimo (adottato come
religione di stato a partire dal 301). Nessuna chiesa o convento viene costruito in cima
ad un'altura, bensì sempre ad un livello più basso, sopra un pianoro; si ritievane che la
montagna rappresenti già un tempio, e dunque posizionare l'edificio di culto sulla cima
di una montagna sarebbe ritenuto un sacrilegio. Questa scelta viene effettuata anche in
occasione della prima cattedrale cristiana armena, fondata da Gregorio Illuminatore
(Grigor Lusavoritch) negli anni 301-303; in quell'occasione venne individuato un
territorio pianeggiante a Vagaharshapat, situato di fronte al maestoso monte Ararat, sul
luogo dove il San Gregorio aveva avuto la visione della colonna luminosa su cui si
ergeva la croce. Questo atteggiamento viene rispettato nei secoli, come possiamo
notare nei casi delle chiese di: Garnì, IV-V sec., S. Croce (S. Khatch), sec. IV-V, SS.
Paolo e Pietro (Poghos-Petros) di Zovunì, IV-VI sec., (Y)Ereruyk', V-VI
sec.(fig.2),S.Sergio (Surb Sargis) di Dvin, V-VII sec., S. Giovanni (Surb Hovhannes) di
Mastarà, V-VI sec, S. Giovanni di Avan, 591-609, S. Giovanni di Sissian, VII sec.(fig.3),
Tzitzernavank',(tzitzernak-rondine, vank'-convento, convento delle rondini) VI sec.,
P(ë)t(ë)ghnì, VI-VII sec.
Nella vicina Georgia invece in molti casi sono state scelte proprio le cime delle
montagne per l'edificazione delle chiese per es. Dj(ë)vari, VII sec., Gremi, XVI sec.,
Gergeti, XV-XVI sec.
Per dare un'immagine complessiva del territorio armeno (che identifichiamo con l'area
occupata da quello che l'arch. Armen Zarian ha definito "Regno Ararateo di Van",
definizione che con maggior esattezza riferisce l'immagine della "Grande Armenia" o
dell'"Armenia Storica"), c'è da segnalare che si tratta di un altopiano (fra i 400 m. e i
2.000 m. di altitudine media) che, estendendosi tra i 38° e i 47° 30' di latitudine 37° e tra
i 41° 30' di longitudine, è delimitato a Nord e ad Est dai possenti bastioni dei Monti
Pontici e dal Piccolo Caucaso e allungandosi verso Est, si congiunge con le catene
dell'Elbrus-Khorasan. Parallelamente a queste catene montane, corrono verso Sud i
monti del Tauro Armeno, allineati allo Zagros iranico, mentre ad Ovest si elevano l'Anti-
Tauro e l'Anti-Ponto che si prolungano dalla Cilicia verso Nord-Est per formare,
unendosi ai sistemi del M(ë)njure del Menjan, il nodo dei monti della zona di Erz(ë)rum.
Viene segnalato il fatto che da questa piattaforma ondulata, massiccia, rialzata e
3
dislocata tra gli altopiani iranici, l'Asia Minore e l'Asia Maggiore, affiorano alture di
notevoli dimensioni come: il monte Ararat composto dal Grande Masis, 5.156 m. (Azatlibero
Masis) e del Piccolo Sis, 3.914 m. (Pok'r-piccolo Sis), il monte Aragatz, 4.090 m.,
il Nemrut, 3.050 m., il monte Sipan, 4.434 m., il Pachr, 3.282 m., il M(ë)nzur, 3.188 m
(fig.4).
All'interno di questa roccaforte dominante sul territorio circostante e chiusa tra catene
montane, dove le alture sono divinizzate ed elette a simboli di credenze antiche e dove
l'unico accesso al Regno suddiviso in feudi era costituito dalle "clusurae" o "dur(ë)n
hayots" (ingressi, accessi, porte) situati sui passi e protetti da fortezze doganali, si
trovavano numerose sorgenti e fiumi, ricchi d'acque dai percorsi tortuosi che andavano
a fertilizzare le terre circostanti.
I fiumi principali, donatori di vita sono quattro: il Tigri (=Tigris), lungo 1.950 km.; l'Eufrate
&=(Y)Ep'rat/, con i suoi due rami: (L'Eufrate Orientale o l'Aratzanì (500 km.) e l'Eufrate
Superiore, lungo 2.700 km.; l'Arax &=(Y)Eraskh/, lungo 913 km. e, infine, il fiume Kura
(=Kur), lungo 1.364 km. Questi fiumi mitologici insieme ai tre bacini dei laghi di Sevan
(storicamente chiamato Geghark'unyats Tzov-Mar Splendito, h. 2. 000 m.), Van (o lago
di B(ë)znunyats, h. 1.720 m.) e Urmia (o Kaputan Tzov- Mare Blu, h. 1.250 m.), situati
in posizione triangolare tra il Mar Nero e il Mar Caspio, erano legati al culto del Dio delle
Acque, il Vishap (drago) che si ritrova scolpito sulle rocce simile ad un enorme pesce, o
realizzato in massi di granito di notevoli dimensioni (3-3,5 m.), quasi sempre posizionati
in verticale (simili ai menhir), attorno agli specchi d'acqua circolari formati dai crateri dei
vulcani spenti da secoli.
I percorsi di questi fiumi hanno favorito la fioritura delle città armene che si sono
succedute nei secoli come capitali del potente Regno Armeno. Sono le città Artashat,
Vagharshapat, (Y)Ervandashat, Armavir, Tigranakert, Anì, che promossero la
fondazione di tante chiese e templi d'epoca precristiana lungo le verdi vallate
dell'Altopiano Armeno. Dove l'acqua veniva a mancare, i re urartei costruivano dei
canali artificiali ad uso agricolo; uno dei più famosi è il canale di Shamiram lungo 80
km., costruito dal re urarteo Menuà nel IX sec. a.C. le cui acque ancora oggi irrigano i
terreni presso la città di Van (l'antica Tushpa del Regno Urarteo). Le sorgenti d'acqua
hanno costituito i fattori principali nella scelta storica dello stanziamento delle
popolazioni Ar-Arà, di religione Solare, concentrate attorno ai bacini dei laghi Van e
4
Sevan, dove scavi archeologici confermano la presenza di importanti insediamenti
urbani araratei (Tushpa, Sevan, Hayravank', Vanevan,). La scelta consapevole delle
vallate dei fiumi, ove spesso passavano le famose strade carovaniere di commercio
internazionale, delle rive dei laghi, delle isole, delle penisole, già individuate come
località d'importanza spirituale, vitale, paesaggistica, politica, religiosa, strategica,
economica, urbanistica, con la diffusione all'inizio del IV secolo del Cristianesimo in
Armenia come religione di Stato, si propone anche per i nuovi edifici di culto come
continuazione della tradizione, sebbene sostanze e concetti siano completamente
nuovi. A proposito vanno ricordate chiese e conventi fondati nel medioevo in luoghi
anticamente deificati che avevano una importanza simbolica nel periodo pagano e
situati lungo i tracciati delle profonde valli dei fiumi, come quelli sul fiume K'asagh: le
chiese di Santa Domenica (Surb Kirakì) di Arznì (VI sec.), S Tziranavor di Ashtarak (VI
sec.), i conventi di Hovhannavank', VI, XIII sec. (fig.5), Saghmosavank', XIII sec., i
conventi del fiume Aghstev: Makaravank', IX-XIII sec., Haghardzin, XII-XIII sec.,
Goshavank', XII-XIII sec., Mat'osavank', XIII sec., (Y)Enokavank', XIII sec., Deghdzuti
vank', XIII sec., oppure gli edifici di culto cristiano eretti attorno al lago Sevan: il
convento di Vanevan, VII-X sec. le chiese di Madre di Dio (Surb Astvatzatzin) e S.
Risurrezione (Surb Harut'yun) dell'isola (ora penisola), IX-X sec.(fig.6), i conventi di
Hatsarat, IX sec., Masrats Anapat, IX sec., Shoghagavank', IX sec., Kot'avank', IX sec.,
Mak'enatsotsvank', IX-X sec., Hayravank', IX-X sec.(fig.7) e il monastero costruito
nell'isola di Aght'amar, IX-X sec., sul lago di Van(fig.8). Tanti di questi conventi costruiti
nel medioevo, sono stati eretti in luoghi dove già esistevano edifici di culto del periodo
precristiano, totalmente demoliti all'inizio del IV secolo e sui cui resti venivano edificate
le nuove chiese. Esempi che testimoniano la continuità di questa tradizione si hanno
tutt'oggi, come la Cattedrale di Edjmiatzin I, (luogo della discesa dell'Unigenito, IV-V-VII
sec., fig.9), la basilica a navata unica di SS. Paolo e Pietro a Zovunì, (IV-VI sec.), il
convento monastico di Astvatzënkal, (V-XII sec.), il convento di Hovhannavank', (V-XIII
sec.), la chiesa a pianta centrale di Hrip'simè, (618), la chiesa cruciforme di
K'arashamb, (VII sec.), la chiesa di S. Giovanni di Mastarà, (V-VI sec., fig. 10).
La natura vulcanica del suolo dell'altopiano armeno dovuta allo scontro della
piattaforma settentrionale con quella meridionale cui sono seguiti l'innalzamento e il
corrugamento della superfice terrestre, ha favorito la formazione di materiali d'origine
vulcanica: il tufo, la pomici, la scoria. Sono molto preziosi anche i materiali vetrosi come
perliti ed ossidiane che sono localizzati soprattutto nella zona centrale dell'attuale
5
Repubblica. Oltre a questi materiali leggeri, facilmente disponibili e lavorabili (i tufi
possono essere tagliati manualmente con una semplice sega da legna), l'Armenia è
molto ricca di pietre dure quali i basalti, le andesiti, e i graniti. Meno diffusi sono i marmi,
le pietre calcaree, le dolomiti, le pietre gessose e i quarzi. Sin dalla messa in opera dei
blocchi di materiale lapideo nelle mura ciclopiche delle città del Regno Ararateo di Van,
fino all'arte del "ricamo" sulla pietra dei maestosi khatchk'ar (fig.11), gli scalpellini
armeni hanno saputo scegliere le cave, tagliare e trasportare accuratamente i blocchi,
lavorare e mettere in opera i meravigliosi materiali lapidei d'Armenia che la natura così
generosamente ha donato. Fra di essi il gruppo più significativo è certamente costituito
dalla vasta gamma dei tufi, materiale maggiormente impiegato per la costruzione di
chiese, conventi, palazzi, ponti, carovanserragli, in tutto il territorio dell'Armenia Storica
(attualmente la Repubblica Armena comprende solamente un decimo del territorio
originario oggi suddiviso tra la Turchia, l'Iran, la Siria, l'Azerbaidjian e la Georgia). Il
tufo, inoltre, ha ottime qualità di isolamento termico e acustico e offre una vasta gamma
cromatica (bianco, giallo, marrone, rosa, rosso, nero). L'edificio costruito con questo
materiale, si inserisce perfettamente nell'ambiente circostante costituito da rocce dello
stesso materiale vulcanico. Esso si presta bene alla realizzazione di un certo tipo di
costruzione dell'alzato detta midis,grazie alla quale diventa possibile l'esecuzione di
elementi geometrici come le volte a botte, gli archi trasversali, le esedre diedriche, le
nicchie armene, le calotte, le semisfere delle cupole, gli archi incrociati ecc. Il "muro
armeno" rappresenta una struttura composta da tre strati, due dei quali costituiscono i
paramenti esterno ed interno, perfettamente levigati, al loro interno viene realizzato un
getto costituito prima dal materiale avanzato dalla lavorazione dei blocchi stessi, poi da
una malta fluida di tipo cementizio. Studi recenti confermano che il muro costruito con
questa tecnica (utilizzata anche nell'edilizia moderna però con l'uso dell'acciaio), dopo
due-tre anni dalla sua esecuzione acquista una struttura monolitica e, se eseguita in
maniera corretta, può mantenere le sue qualità per secoli, nonostante gli sbalzi della
temperatura e le condizioni atmosferiche. Questo tipo di muratura e la regione stessa
dell'Armenia, zona ad alto rischio sismico, hanno determinato la nascita di tipologie
particolari (Edjmiatzin, Bagaran, Hrip'simè), l'invenzione di soluzioni costruttive antisismiche
(con elementi quali le fasce di pietra incastro, come nel campanile di Haghbat
(fig.12), le nicchie triangolari esterne situate nell'intersapazio del paramento tra abside e
cappelle laterali come è il caso della chiesa di Hrip'simè e di tanti altri edifici di questa
tipologia) che, arricchiscono a loro volta, di nuovi elementi la produzione architettonica.
6
La scelta della forma progettuale logica, matematica, massiccia, di una volumetria
plastica interna, l'uso dei giochi d'ombra e dei chiaro-scuri, la severità, ma anche la
chiarezza e la semplicità delle forme prescelte nell'espressione esterna dell'edificio,
creano un'insieme felice per questi "gioielli" sparsi sulle colline. L'esatta scelta
tipologica, l'uso specifico dell'edificio religioso, la coscienza dell'importanza
dell'impresa, la presenza di altri valori naturali o costruiti sul territorio circostante, il
carattere del popolo formatosi in presenza dei suoi miti e simboli, risultano i fattori più
importanti che influenzano direttamente, il rapporto tra il costruito e la natura.
La simbologia ha avuto sempre un'importanza decisiva per una scelta armonicamente
perfetta. Ne sono esempio gli eremi semidistrutti, localizzati in posti disabitati e
difficilmente raggiungibili, situati sui declivi di dolci colline, protette da rocce massicce,
dalle cime fortificate. (Tsakhats K'ar, XI sec., Spitakavor, XII-XIV sec.(fig.13),
Shatinvank', XVII-XVIII sec., tutti nella reg. Yeghegnadzor, R.A., fig. 14). Il confronto fra
il costruito ed il paesaggio si evidenzia nel carattere della gente e si ritrova negli edifici
religiosi, dimostrando l'abilità degli armeni nei confronti dell'interazione tra l'ambiente
naturale e quello costruito.
Nonostante la presenza dell'ideologia omogenea data dalla fede cristiana, i canoni della
chiesa armena, dalle scelte architettoniche degli spazi interni e le volumetrie spaziali
esterne, alle diverse peculiarità della geografia del territorio hanno stimolato la
valutazione e la scelta di espressioni individuali localizzate in diverse regioni (gavar).
Ciò ha favorito la nascita di scuole regionali di architettura armena che portano i nomi
degli stessi gavar: Shirak, Gugark', Ayrarat, Syunik', Vaspurakan, Anì, Artsakh, Tayk'.
Malgrado la diffusione delle varie tipologie su tutto il territorio dell'Altopiano Armeno,
l'interpretazione locale, trasmessa attraverso forme architettoniche monumentali, creò
un rapporto differenziato in cui si evidenziarono particolarietà riguardanti non solamente
le usanze e la tradizione strettamente locale, ma anche un nuovo rapporto nel modo di
costruire ed inserire gli edifici nei luoghi prescelti.
Un'ultimo cenno riguarda l'aggregazione di numerosi edifici costruiti in età diverse
attorno ad un unico nucleo, in luoghi sacri, quindi carichi di simboli e miti. La
composizione architettonica-planimetrica si sviluppa con una certa logica spinta a
rispettare con precisione gli assi fondamentali di simmetria, il rapporto volumetrico delle
forme architettoniche dettate dalle esigenze del Centro spirituale e culturale. Questa
7
nuova espressione specifica viene inevitabilmente appoggiata dalle relazioni con
l'ambiente naturale circostante, di cui diventa il fattore più importante per il
raggiungimento dello scopo voluto. Interessanti esempi di monasteri e conventi dalle
architetture complesse e sofisticate che presentano un'interazione straordinaria tra
natura ed edificio, sono dati dai monasteri di: Vorotnavank', VII-X sec., reg.
Ghap'an,(fig.15), Tat'ev, X-XI sec., reg. Goris, Vahanavank', X-XI sec., reg.
Ghap'an,(fig.16), G(ë)ndevank', X-XIII sec., reg. Vayk', Kh(ë)tzkonk', XI sec., vilayet' di
Kars,(fig. 17), Gandzasar, XIII sec., reg Mardakert in Artsakh.
BIBLIOGRAFIA
Gh. Alishan, Teghagir Hayots Metzats, (Descrizione della Grande Armenia), Venezia,
1855, (in armeno classico).
Agat'angeghos, Patmut'yun Hayots, (Storia dell'Armenia), Tp'ghis, 1909, (in armeno).
H. Manandian, Hayastani k'aghak'nerë X-XI darerum, (Le città armene nei secoli X-XI),
Erevan, 1940, (in armeno).
Z. Hatsagortzian, Prirodnye kamennye materialy Armenii, (I materiali natiurali lapidei
dell'Armenia), Erevan, 1967, (in russo).
T'. Kh. Hakobian, Hayastani patmakan ashkharhagrut'yun, (Geografia storica
dell'Armenia), Erevan, 1968, (in armeno).
A. Alpago Novello, Architettura e territorio in Armenia, in Atlante, XXII, n°198, pp.40-53,
1981.
A. Zarian, Aknark hin ev midjnadaryan Hayastani k'aghak'ashinut'yan patmut'yan,
(Cenni storici sull'urbanistica dell'Armenia del periodo antico e medievale), Erevan,
1986, (in armeno).
A.A.V.V., Gli armeni, Jaca Book, Milano, 1986.

DAVID EL ARMENIO
[ó de Nerkén]

Es el filósofo más insigne de Armenia, teólogo y gramático a un tiempo, conocido entre los suyos por el Invensible, y por Filoteo entre los griegos, de cuya cultura bebió los raudales, que luego fertilizaron su patria. Por él la Armenia tiene un puesto en la historia de la filosofía, y ésta, de su vez, debe a David la adquisición de una nueva provincia en sus dominios, ya que por sus obras ve la cultura filosófica de Grecia dilatándose por el Oriente y aun sorprende por el canal por donde más tarde se extendió entre los árabes. La personalidad de David, sólo conocidas por vagas y tradicionales referencias, fue plenamente reconocida en Occidente después de los estudios de M. Neumann, publicados en el Nouveau Journal Anàtique (enero y febrero 1829). Nacido en una ciudad de Turuperán llamada Hertén, Herkán o más bien Nerkén; fue según Nersés, primo hermano de Moisés de Khorén, renombrado historiador de la Armenia, y por testimonio del cronista, también armenio, Samuel, floreció por los años de 490 después de J.C., y murió a principios del siglo VI. Las relevantes prendas que en el joven David sobresalían indujeron a su obispo San Sahak a enviarlo a Alejandría y a Atenas al tiempo que Prodo (Produs Lycius) sostenía en esta última ciudad con sus eruditas enseñanzas el prestigio de sus mejores tiempos; fue David su discípulo asiduo juntamente con los celebrados filósofos de Alejandría, Siriano y Ammonio, hijo de Hermias (Ammonius Hermiae), de que en sus escritos hace mención con frecuencia. No frustró en verdad las esperanzas sobre él fundadas, tanto por Sahak, como por Mesrob, verdaderos regeneradores de la Armenia: de regreso a ella, David, imbuído a fondo en la literatura y filosofía griegas, difundió entre sus compatricios las luces de su ingenio y erudición. Aunque fue por este tiempo su patria teatro de profundas agitaciones políticas, mantúvose David extraño a ellas, consagrado solamente al estudio, a la enseñanza y a la eculubración de sus obras filosóficas. Ni fueron estas tan sólo las que le valieron renombre entre los suyos, publicó varios tratados teológicos y otros literarios: de los primeros, entre varios fragmentos, que guardan las bibliotecas de Florencia, Roma y París, hállase íntegro el sermón o disertación que pronunció en Atenas, el bema, publicado primero en griego, su lengua original, traducida por él mismo al armenio, en cuya literatura figura como obra maestra; de los segundos quedan tan sólo algunos capítulos de una gramática armenia, donde comenta, para uso de sus compatricios, la gramática de Dionisio de Tracia. He aquí el catálogo de las obras filosóficas de David, según lo da Bartolomé Saint Hilaire, indicada la lengua en que fueron escritas:


En armenio solamente se hallan,

"La definición de los principios de todas las cosas" (Constantinopla, 1731),
"Los fundamentos de la filosofía",
"Los apotegmas de los filósofos".

En armenio y griego juntamente,

"Comentario sobre la introducción de Porfirio",
"Comentario sobre las categorías de Aristóteles".

En griego tan solo,

"Los prolegómenos sobre el comentario al libro de las Categorías".

Hizo, además, traducciones a su lengua de las Categorías y de los libros de Interpretación, extractó los Primeros y últimos analíticos, tradujo la Carta de Alejandro sobre el mundo, también un breve tratado apócrifo sobre los vicios y virtudes. La edición general de las obras de Aristóteles, dada a la luz por la Academia de Berlín, trae en su tomo IV extensos fragmentos de Comentarios de David e íntegros sus Prologómenos a las Categorías.

BEDRÓS ZACHARYASZOWIC

Joyero armenio del siglo XVII y secretario del rey polaco Juan III Sobiesky; tuvo su obrador en el palacio de Lemberg desde 1670 a 1679, adornando las armas al gusto oriental; la reputación de Bedrós extendióse hasta el norte de Alemania.

ANANIÁ SHIRAGATSÍ

Matemático armenio, apellidado "el Calculista", que vivió en el siglo VII. Visitó la mayor parte del Imperio griego; estudió en Trebizonda, y fundó una escuela de la que salieron notables discípulos. Compuso una gran obra dividida en cuatro libros y titulada "Kalendar", de la que se conserva una copia en el monasterio de San Lázaro en Venecia. Es autor, además, de un Tratado de las cantidades fraccionarias y de unas Tablas de computar.

AIVAZOVSKI, Gabriel

Historiador y escritor ruso de padres armenios, nacido en Teodosia (Crimea) [22 de mayo de 1812] y muerto en 1900. Pertenecía a la antigua familia de los Aivar, establecida dos siglos antes en Galitzia (Polonia). Estudió en los mekhitaristas de Venecia con el profesor Aucher, y luego abrazó el estado religioso en el mismo convento, del que llegó a ser profesor de lenguas orientales. Nombrado secretario general de su orden, fue más tarde prefecto de estudios en el colegio armenio de Samuel Murat, en París, cargo que dimitió al poco tiempo, fundando después un colegio armenio en Grenille. Al volver a Rusia obtuvo el nombramiento de archimandrita de la diócesis de Nakhitcheván y de Besarabia. Perteneció a la Sociedad Asiática y al Instituto de lenguas orientales de Moscú. Se le deben notables obras de carácter histórico, entre ellas: una Historia de Rusia (Venecia, 1836); otra del Imperio Otomano (1841), y varias ediciones comentadas de las crónicas de Moisés de Khorén y de Agathángelos, que publicó en italiano con el título de Collana degli Storici Armeni, y fue uno de los principales colaboradores del Gran Diccionario de la lengua armenia, de Au(n)cher. En París publicó un diario titulado La Colombe du Masis (1855), y antes en Venecia fundó y dirigió durante seis años la revista literaria y científica titulada Pazmaveb, y fue autor de un Atlas Armenio, en diez hojas, editado en París.

AIVAZOVSKI HOVHANNÉS
[Juan Konstantinovich]

Pintor de marinas ruso, de padres armenios, hermano de Gabriel, nacido en 7 de julio de 1817 en Teodosia (Crimea). Por mandato expreso del zar Nicolás, entró en 1833 en la Academia de Bellas Artes de San Petersburgo como pensionista imperial, recibiendo las lecciones de Tauneur y de Sauerweid. Viajó algunos años por Italia, España y Francia, y más tarde llegó a ser pintor de la corte de Rusia y profesor de pintura de la Academia de Bellas Artes de San Petersburgo. En 1847 trasladó su domicilio a Teodosia. En el museo del Ermitage de San Petersburgo hay dos telas: Vista de Kercht (Crimea) y Salida del Sol en el mar Negro, pintadas en 1846 y 1850, que pueden considerarse los tipos más característicos de las dos tendencias del artista. En 1848 fue nombrado miembro de la Academia de Amsterdam; obtuvo la cruz de la Legión de Honor de Francia (1843) y una segunda medalla en París, a cuyos salones concurrió en distintas épocas, estando además condecorado con las cruces de Santa Ana, de Rusia, y del León Neerlandés. Murió en Teodosia en 19 de mayo de 1900. Entre sus cuadros sobresalen: Creación; Diluvio (1865), Vista de Venecia; Efectos de Luna; Los monjes armenios de Venecia (1848), El invierno en la Gran Rusia (1857); Campos de Trigo; Las estepas; Tempestad al pie del monte Athos; Sol poniente; Combates navales de Revel; Viborg y Tchesmie; Café turco en Rhodas (1857); Pedro el Grande en Krasnaya Gorka; Vista de la costa de Crimea (1867); Tempestad a orillas del mar Negro (1878); Noche en el archipiélago (1878); Tempestad en el Mediterraneo (1879); Eclipse solar; Monasterio de San Jorge; Mar en calma a la luz de la luna; Naufragio de la fragata "Ingermannland"; Niebla en el golfo de Nápoles (1878), etc. En mayo de 1890 expuso sus obras en la galería Durand Ruel de París, presentando 28 grandes marinas. Su obra pasa de 4000 cuadros y estudios; entre sus discípulos figuran Bogoljuboff, Lagorio y Kuindchi.