a cura di Arà Zarian
"L'architettura per noi armeni ha avuto un importante significato, come la scultura per il mondo ellenistico.
Tramite l'architettura è avvenuta la massima espressione spirituale della nostra nazione".
Costan Zarian.
Beyrouth, 1952
Per capire il destino che ha favorito la formazione di una delle culture più significative del grande Oriente Cristiano, _ una cultura molto particolare che ha tratto spunti dall'Oriente e dall'Occidente, ed è stata fortemente presente nella civiltà bizantina come in quella musulmana, creata e formulata attraverso linguaggi, simboli, filosofie, miti, _ è necessario osservare con attenzione e studiare il territorio , cioè la materia prima che ha favorito la formazione di "architetture naturali" che a loro volta hanno influenzato quelle create dall'intervento decisivo dell'uomo nell'antichità. Per comprendere qualsiasi cultura che abbia lasciato profondi segni e significativi valori umani e spirituali è indispensabile comprendere il rapporto stabilitosi con il territorio nei secoli, in circostanze geografiche e spaziali precise.
Per l'armeno antico le emergenze geografiche assumevano importante significato teofanico: perciò le montagne ben individuabili all'interno dell'ampio territorio di circa 300.000 kmq(1), hanno ricevuto nomi e significati attribuiti anticamente a divinità le cui
tradizioni sono state trasmesse(2) anche dopo la conversione dell'Armenia al
Cristianesimo.
La mitologia armena vuole che il biblico monte Ararat fosse il tempio eretto al Dio del
Tempo, la divinità dominante sull'altopiano, che decideva di tutti i movimenti naturali
che dovevano accadere ai piedi del maestoso monte (fig.1). Seguendo questa
"ierotesia", gli antichi armeni, come gli hittiti, i parti, i greci ed i romani, facevano
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costruire le loro tombe dinastiche sulle cime dei monti più alti della Commagenia (Eski,
Kalè, Nemrut', Karakash).
In Armenia il culto delle altezze si mantiene durante il Cristianesimo (adottato come
religione di stato a partire dal 301). Nessuna chiesa o convento viene costruito in cima
ad un'altura, bensì sempre ad un livello più basso, sopra un pianoro; si ritievane che la
montagna rappresenti già un tempio, e dunque posizionare l'edificio di culto sulla cima
di una montagna sarebbe ritenuto un sacrilegio. Questa scelta viene effettuata anche in
occasione della prima cattedrale cristiana armena, fondata da Gregorio Illuminatore
(Grigor Lusavoritch) negli anni 301-303; in quell'occasione venne individuato un
territorio pianeggiante a Vagaharshapat, situato di fronte al maestoso monte Ararat, sul
luogo dove il San Gregorio aveva avuto la visione della colonna luminosa su cui si
ergeva la croce. Questo atteggiamento viene rispettato nei secoli, come possiamo
notare nei casi delle chiese di: Garnì, IV-V sec., S. Croce (S. Khatch), sec. IV-V, SS.
Paolo e Pietro (Poghos-Petros) di Zovunì, IV-VI sec., (Y)Ereruyk', V-VI
sec.(fig.2),S.Sergio (Surb Sargis) di Dvin, V-VII sec., S. Giovanni (Surb Hovhannes) di
Mastarà, V-VI sec, S. Giovanni di Avan, 591-609, S. Giovanni di Sissian, VII sec.(fig.3),
Tzitzernavank',(tzitzernak-rondine, vank'-convento, convento delle rondini) VI sec.,
P(ë)t(ë)ghnì, VI-VII sec.
Nella vicina Georgia invece in molti casi sono state scelte proprio le cime delle
montagne per l'edificazione delle chiese per es. Dj(ë)vari, VII sec., Gremi, XVI sec.,
Gergeti, XV-XVI sec.
Per dare un'immagine complessiva del territorio armeno (che identifichiamo con l'area
occupata da quello che l'arch. Armen Zarian ha definito "Regno Ararateo di Van",
definizione che con maggior esattezza riferisce l'immagine della "Grande Armenia" o
dell'"Armenia Storica"), c'è da segnalare che si tratta di un altopiano (fra i 400 m. e i
2.000 m. di altitudine media) che, estendendosi tra i 38° e i 47° 30' di latitudine 37° e tra
i 41° 30' di longitudine, è delimitato a Nord e ad Est dai possenti bastioni dei Monti
Pontici e dal Piccolo Caucaso e allungandosi verso Est, si congiunge con le catene
dell'Elbrus-Khorasan. Parallelamente a queste catene montane, corrono verso Sud i
monti del Tauro Armeno, allineati allo Zagros iranico, mentre ad Ovest si elevano l'Anti-
Tauro e l'Anti-Ponto che si prolungano dalla Cilicia verso Nord-Est per formare,
unendosi ai sistemi del M(ë)njure del Menjan, il nodo dei monti della zona di Erz(ë)rum.
Viene segnalato il fatto che da questa piattaforma ondulata, massiccia, rialzata e
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dislocata tra gli altopiani iranici, l'Asia Minore e l'Asia Maggiore, affiorano alture di
notevoli dimensioni come: il monte Ararat composto dal Grande Masis, 5.156 m. (Azatlibero
Masis) e del Piccolo Sis, 3.914 m. (Pok'r-piccolo Sis), il monte Aragatz, 4.090 m.,
il Nemrut, 3.050 m., il monte Sipan, 4.434 m., il Pachr, 3.282 m., il M(ë)nzur, 3.188 m
(fig.4).
All'interno di questa roccaforte dominante sul territorio circostante e chiusa tra catene
montane, dove le alture sono divinizzate ed elette a simboli di credenze antiche e dove
l'unico accesso al Regno suddiviso in feudi era costituito dalle "clusurae" o "dur(ë)n
hayots" (ingressi, accessi, porte) situati sui passi e protetti da fortezze doganali, si
trovavano numerose sorgenti e fiumi, ricchi d'acque dai percorsi tortuosi che andavano
a fertilizzare le terre circostanti.
I fiumi principali, donatori di vita sono quattro: il Tigri (=Tigris), lungo 1.950 km.; l'Eufrate
&=(Y)Ep'rat/, con i suoi due rami: (L'Eufrate Orientale o l'Aratzanì (500 km.) e l'Eufrate
Superiore, lungo 2.700 km.; l'Arax &=(Y)Eraskh/, lungo 913 km. e, infine, il fiume Kura
(=Kur), lungo 1.364 km. Questi fiumi mitologici insieme ai tre bacini dei laghi di Sevan
(storicamente chiamato Geghark'unyats Tzov-Mar Splendito, h. 2. 000 m.), Van (o lago
di B(ë)znunyats, h. 1.720 m.) e Urmia (o Kaputan Tzov- Mare Blu, h. 1.250 m.), situati
in posizione triangolare tra il Mar Nero e il Mar Caspio, erano legati al culto del Dio delle
Acque, il Vishap (drago) che si ritrova scolpito sulle rocce simile ad un enorme pesce, o
realizzato in massi di granito di notevoli dimensioni (3-3,5 m.), quasi sempre posizionati
in verticale (simili ai menhir), attorno agli specchi d'acqua circolari formati dai crateri dei
vulcani spenti da secoli.
I percorsi di questi fiumi hanno favorito la fioritura delle città armene che si sono
succedute nei secoli come capitali del potente Regno Armeno. Sono le città Artashat,
Vagharshapat, (Y)Ervandashat, Armavir, Tigranakert, Anì, che promossero la
fondazione di tante chiese e templi d'epoca precristiana lungo le verdi vallate
dell'Altopiano Armeno. Dove l'acqua veniva a mancare, i re urartei costruivano dei
canali artificiali ad uso agricolo; uno dei più famosi è il canale di Shamiram lungo 80
km., costruito dal re urarteo Menuà nel IX sec. a.C. le cui acque ancora oggi irrigano i
terreni presso la città di Van (l'antica Tushpa del Regno Urarteo). Le sorgenti d'acqua
hanno costituito i fattori principali nella scelta storica dello stanziamento delle
popolazioni Ar-Arà, di religione Solare, concentrate attorno ai bacini dei laghi Van e
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Sevan, dove scavi archeologici confermano la presenza di importanti insediamenti
urbani araratei (Tushpa, Sevan, Hayravank', Vanevan,). La scelta consapevole delle
vallate dei fiumi, ove spesso passavano le famose strade carovaniere di commercio
internazionale, delle rive dei laghi, delle isole, delle penisole, già individuate come
località d'importanza spirituale, vitale, paesaggistica, politica, religiosa, strategica,
economica, urbanistica, con la diffusione all'inizio del IV secolo del Cristianesimo in
Armenia come religione di Stato, si propone anche per i nuovi edifici di culto come
continuazione della tradizione, sebbene sostanze e concetti siano completamente
nuovi. A proposito vanno ricordate chiese e conventi fondati nel medioevo in luoghi
anticamente deificati che avevano una importanza simbolica nel periodo pagano e
situati lungo i tracciati delle profonde valli dei fiumi, come quelli sul fiume K'asagh: le
chiese di Santa Domenica (Surb Kirakì) di Arznì (VI sec.), S Tziranavor di Ashtarak (VI
sec.), i conventi di Hovhannavank', VI, XIII sec. (fig.5), Saghmosavank', XIII sec., i
conventi del fiume Aghstev: Makaravank', IX-XIII sec., Haghardzin, XII-XIII sec.,
Goshavank', XII-XIII sec., Mat'osavank', XIII sec., (Y)Enokavank', XIII sec., Deghdzuti
vank', XIII sec., oppure gli edifici di culto cristiano eretti attorno al lago Sevan: il
convento di Vanevan, VII-X sec. le chiese di Madre di Dio (Surb Astvatzatzin) e S.
Risurrezione (Surb Harut'yun) dell'isola (ora penisola), IX-X sec.(fig.6), i conventi di
Hatsarat, IX sec., Masrats Anapat, IX sec., Shoghagavank', IX sec., Kot'avank', IX sec.,
Mak'enatsotsvank', IX-X sec., Hayravank', IX-X sec.(fig.7) e il monastero costruito
nell'isola di Aght'amar, IX-X sec., sul lago di Van(fig.8). Tanti di questi conventi costruiti
nel medioevo, sono stati eretti in luoghi dove già esistevano edifici di culto del periodo
precristiano, totalmente demoliti all'inizio del IV secolo e sui cui resti venivano edificate
le nuove chiese. Esempi che testimoniano la continuità di questa tradizione si hanno
tutt'oggi, come la Cattedrale di Edjmiatzin I, (luogo della discesa dell'Unigenito, IV-V-VII
sec., fig.9), la basilica a navata unica di SS. Paolo e Pietro a Zovunì, (IV-VI sec.), il
convento monastico di Astvatzënkal, (V-XII sec.), il convento di Hovhannavank', (V-XIII
sec.), la chiesa a pianta centrale di Hrip'simè, (618), la chiesa cruciforme di
K'arashamb, (VII sec.), la chiesa di S. Giovanni di Mastarà, (V-VI sec., fig. 10).
La natura vulcanica del suolo dell'altopiano armeno dovuta allo scontro della
piattaforma settentrionale con quella meridionale cui sono seguiti l'innalzamento e il
corrugamento della superfice terrestre, ha favorito la formazione di materiali d'origine
vulcanica: il tufo, la pomici, la scoria. Sono molto preziosi anche i materiali vetrosi come
perliti ed ossidiane che sono localizzati soprattutto nella zona centrale dell'attuale
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Repubblica. Oltre a questi materiali leggeri, facilmente disponibili e lavorabili (i tufi
possono essere tagliati manualmente con una semplice sega da legna), l'Armenia è
molto ricca di pietre dure quali i basalti, le andesiti, e i graniti. Meno diffusi sono i marmi,
le pietre calcaree, le dolomiti, le pietre gessose e i quarzi. Sin dalla messa in opera dei
blocchi di materiale lapideo nelle mura ciclopiche delle città del Regno Ararateo di Van,
fino all'arte del "ricamo" sulla pietra dei maestosi khatchk'ar (fig.11), gli scalpellini
armeni hanno saputo scegliere le cave, tagliare e trasportare accuratamente i blocchi,
lavorare e mettere in opera i meravigliosi materiali lapidei d'Armenia che la natura così
generosamente ha donato. Fra di essi il gruppo più significativo è certamente costituito
dalla vasta gamma dei tufi, materiale maggiormente impiegato per la costruzione di
chiese, conventi, palazzi, ponti, carovanserragli, in tutto il territorio dell'Armenia Storica
(attualmente la Repubblica Armena comprende solamente un decimo del territorio
originario oggi suddiviso tra la Turchia, l'Iran, la Siria, l'Azerbaidjian e la Georgia). Il
tufo, inoltre, ha ottime qualità di isolamento termico e acustico e offre una vasta gamma
cromatica (bianco, giallo, marrone, rosa, rosso, nero). L'edificio costruito con questo
materiale, si inserisce perfettamente nell'ambiente circostante costituito da rocce dello
stesso materiale vulcanico. Esso si presta bene alla realizzazione di un certo tipo di
costruzione dell'alzato detta midis,grazie alla quale diventa possibile l'esecuzione di
elementi geometrici come le volte a botte, gli archi trasversali, le esedre diedriche, le
nicchie armene, le calotte, le semisfere delle cupole, gli archi incrociati ecc. Il "muro
armeno" rappresenta una struttura composta da tre strati, due dei quali costituiscono i
paramenti esterno ed interno, perfettamente levigati, al loro interno viene realizzato un
getto costituito prima dal materiale avanzato dalla lavorazione dei blocchi stessi, poi da
una malta fluida di tipo cementizio. Studi recenti confermano che il muro costruito con
questa tecnica (utilizzata anche nell'edilizia moderna però con l'uso dell'acciaio), dopo
due-tre anni dalla sua esecuzione acquista una struttura monolitica e, se eseguita in
maniera corretta, può mantenere le sue qualità per secoli, nonostante gli sbalzi della
temperatura e le condizioni atmosferiche. Questo tipo di muratura e la regione stessa
dell'Armenia, zona ad alto rischio sismico, hanno determinato la nascita di tipologie
particolari (Edjmiatzin, Bagaran, Hrip'simè), l'invenzione di soluzioni costruttive antisismiche
(con elementi quali le fasce di pietra incastro, come nel campanile di Haghbat
(fig.12), le nicchie triangolari esterne situate nell'intersapazio del paramento tra abside e
cappelle laterali come è il caso della chiesa di Hrip'simè e di tanti altri edifici di questa
tipologia) che, arricchiscono a loro volta, di nuovi elementi la produzione architettonica.
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La scelta della forma progettuale logica, matematica, massiccia, di una volumetria
plastica interna, l'uso dei giochi d'ombra e dei chiaro-scuri, la severità, ma anche la
chiarezza e la semplicità delle forme prescelte nell'espressione esterna dell'edificio,
creano un'insieme felice per questi "gioielli" sparsi sulle colline. L'esatta scelta
tipologica, l'uso specifico dell'edificio religioso, la coscienza dell'importanza
dell'impresa, la presenza di altri valori naturali o costruiti sul territorio circostante, il
carattere del popolo formatosi in presenza dei suoi miti e simboli, risultano i fattori più
importanti che influenzano direttamente, il rapporto tra il costruito e la natura.
La simbologia ha avuto sempre un'importanza decisiva per una scelta armonicamente
perfetta. Ne sono esempio gli eremi semidistrutti, localizzati in posti disabitati e
difficilmente raggiungibili, situati sui declivi di dolci colline, protette da rocce massicce,
dalle cime fortificate. (Tsakhats K'ar, XI sec., Spitakavor, XII-XIV sec.(fig.13),
Shatinvank', XVII-XVIII sec., tutti nella reg. Yeghegnadzor, R.A., fig. 14). Il confronto fra
il costruito ed il paesaggio si evidenzia nel carattere della gente e si ritrova negli edifici
religiosi, dimostrando l'abilità degli armeni nei confronti dell'interazione tra l'ambiente
naturale e quello costruito.
Nonostante la presenza dell'ideologia omogenea data dalla fede cristiana, i canoni della
chiesa armena, dalle scelte architettoniche degli spazi interni e le volumetrie spaziali
esterne, alle diverse peculiarità della geografia del territorio hanno stimolato la
valutazione e la scelta di espressioni individuali localizzate in diverse regioni (gavar).
Ciò ha favorito la nascita di scuole regionali di architettura armena che portano i nomi
degli stessi gavar: Shirak, Gugark', Ayrarat, Syunik', Vaspurakan, Anì, Artsakh, Tayk'.
Malgrado la diffusione delle varie tipologie su tutto il territorio dell'Altopiano Armeno,
l'interpretazione locale, trasmessa attraverso forme architettoniche monumentali, creò
un rapporto differenziato in cui si evidenziarono particolarietà riguardanti non solamente
le usanze e la tradizione strettamente locale, ma anche un nuovo rapporto nel modo di
costruire ed inserire gli edifici nei luoghi prescelti.
Un'ultimo cenno riguarda l'aggregazione di numerosi edifici costruiti in età diverse
attorno ad un unico nucleo, in luoghi sacri, quindi carichi di simboli e miti. La
composizione architettonica-planimetrica si sviluppa con una certa logica spinta a
rispettare con precisione gli assi fondamentali di simmetria, il rapporto volumetrico delle
forme architettoniche dettate dalle esigenze del Centro spirituale e culturale. Questa
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nuova espressione specifica viene inevitabilmente appoggiata dalle relazioni con
l'ambiente naturale circostante, di cui diventa il fattore più importante per il
raggiungimento dello scopo voluto. Interessanti esempi di monasteri e conventi dalle
architetture complesse e sofisticate che presentano un'interazione straordinaria tra
natura ed edificio, sono dati dai monasteri di: Vorotnavank', VII-X sec., reg.
Ghap'an,(fig.15), Tat'ev, X-XI sec., reg. Goris, Vahanavank', X-XI sec., reg.
Ghap'an,(fig.16), G(ë)ndevank', X-XIII sec., reg. Vayk', Kh(ë)tzkonk', XI sec., vilayet' di
Kars,(fig. 17), Gandzasar, XIII sec., reg Mardakert in Artsakh.
BIBLIOGRAFIA
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